Lo sport fa davvero bene?

A cura del dottor Maurizio Cecchini*

Lo sport fa davvero bene?

Deve essere fatta una distinzione precisa tra attività fisica e sport e tra tipi di sport.
L’uomo è un animale creato da madre natura fatto per lavorare i campi e cacciare le prede.
Non è un animale con le caratteristiche dell’animale veloce (è bipede), non ha ali per volare né pinne per nuotare. Si è ingegnato e riesce a volare con gli aerei e riesce a nuotare , ma molto meno velocemente dei pesci.

Siamo in altre parole animali che coltivano la terra, lavoro lento e faticoso ma che non ha tempo di scadenza se non quello delle stagioni. Ai tempi delle caverne occorreva lottare con la preda oppure per non essere noi stessi la preda: ma il combattimento, anche tra uomo ed uomo durava al massimo pochi minuti, se non secondi. Nessun uomo correva dietro la preda per 20 km.

Oggi invece è di moda fare le maratone o le mezze maratone. Sollevare pesi senza alcun senso.
Nessun animale corre per diletto per chilometri, nessun animale solleva pesi per diletto.

Gli animali tendono a non affaticarsi se non strettamente necessario: possono però compiere sforzi immensi ma sempre motivati. Si pensi agli uccelli migratori, capaci di volare per migliaia di km al fine di depositare le uova in un paese con clima congruo alla cova. Si pensi ai salmoni che nuotano per chilometri nei fiumi e torrenti contro-corrente al fine di depositare le uova in un ambiente privo di pesci predatori.
Altrimenti non lo farebbero.

Avete mai visto il vostro gatto o il vostro cane allontanarsi da casa e correre per un’ora senza motivo?
L’attività fisica moderata e costante è da incoraggiare: camminare almeno un’ora al giorno, preferire le scale agli ascensori, impiegare la bicicletta come mezzo di trasporto in città.

Lo sport in senso stretto, anche se non competitivo, non è invece sempre raccomandabile.
Il termine competitivo inoltre va valutato: un ragazzino di 13 anni che gioca a pallone e sta perdendo 3 a 0 al 89esimo della partita non si risparmierà assolutamente nella fatica perché a vederlo c’è la ragazzina che gli piace, i genitori che lo spronano, etc etc. Il professionista nella stessa situazione sa che la partita è persa e certo non rischia infortuni o fatica negli ultimi minuti.

Poi gli sports sono diversi: non solo tra aerobici o anaerobici.
Pensate alle articolazioni della caviglia, delle ginocchia e delle anche di una persona che corre e che quindi carica alternativamente tutto il peso su una sola gamba, oltre alla accelerazione della forza di gravità. Ci sono traumi tipici che tutti conoscono a carico dei menischi, della articolazioni dell’anca della spalla e della caviglia.

Ma veniamo al cuore.

Di fronte ad uno sforzo il cuore agisce diversamente nella persona sana giovane e sana anziana ed ancora diversamente in caso di varie patologie cardiache.
Mentre il giovane sano riesce a far fronte allo sforzo aumentando la funzione “di pompa” e con modesto incremento di frequenza, l’anziano, il cardiopatico non riescono ad aumentare la quantità di sangue da pompare ad ogni sistole, e pertanto devono aumentare la frequenza (unica variabile per loro possibile). Aumentando la frequenza aumenta il consumo di ossigeno mentre paradossalmente si riduce l’offerta di ossigeno, perché la perfusione coronarica avviene in diastole e l’aumento della frequenza determina un accorciamento del tempo di diastole, cosa che può provocare ischemia.

Molti sono orgogliosi quando viene loro detto che hanno il “cuore di atleta”: purtroppo questi cuori non sono sani. Sono cuori di volume aumentato e di spessore muscolare aumentato. Il grado di dilatazione e di ispessimento ovviamente dipende molto dalla quantità, dal tipo e dalla durata dell’allenamento. Un cuore “d’atleta” lavora su curve, pressione e volume patologiche e dannose se mantenute per lungo tempo.

Ridicoli i cardiofrequenzimetri, oltre che costosi, perché viene inculcato nella testa delle persone che mantenere la frequenza ad un certo valore elevato faccia bene al cuore.
Il limite è soggettivo e si chiama fatica. Quando si è stanchi si deve smettere, non perché ce lo dice il cardiofrequenzimetro.

Pensate un attimo: voi con la vostra auto Diesel andate in autostrada a 130 km/h in sesta marcia con 3000 giri del motore: perché non raggiungete e tenete la stessa velocità per km e km in terza marcia? Perché portereste i giri del motore troppo elevati ed a lungo. E voi però pretendete che il vostro cuore sia contento di essere portato ad un numero di giri elevato per lungo tempo?

Anche sull’allenamento occorre chiarire un po’ le idee.
Ci si può allenare per raggiungere un risultato, ma ciò non significa che questo faccia bene o abbia senso.

Io mi posso allenare a combattere corpo a corpo in modo che , come ai tempi delle caverne, io possa riuscire vincitore da una eventuale aggressione: oggi questo è inutile perché ti possono sparare anche se sei un colosso di muscoli.

L’allenamento non fa sempre bene : pensate all’abbronzatura.
Esponendoci d’estate al sole alleniamo la pelle a scurirsi, per essere (cosi’ pensiamo, almeno) più belli. La pelle risponde allo stimolo luminoso producendo melanina.
Allenando pero’ la pelle in questo modo favoriamo i melanomi, che sono frequentissimi nelle persone che amano abbronzarsi.

Inoltre ponetevi una domanda: perché per fare sport anche dilettantistico vi chiedono ogni anno, ECG e visita medica? Addirittura spesso ECG sotto sforzo ed ecocardiogramma?
Se lo sport facesse bene questi esami non dovrebbero essere richiesti ogni anno. Anzi semmai dovrebbero essere richiesti a chi gioca a carte o scacchi!!

                                                                                                                                                                                                                                                                                             *Cardiologo Università di Pisa


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